• sessuologo
    Nessun problema può essere risolto allo stesso livello di pensiero che l'ha creato.

    Albert Einstein
  • sessuologo
    Non c'è nulla di più pratico di una buona teoria.

    G. Bateson
  • sessuologo
    Non dominerai mai la montagna, ma alla fine della scalata imparerai a dominare te stesso.

    J. Whittaker

Come funziona l’ipocondria e come intervenire con successo attraverso la psicoterapia

La troppa ansia per il proprio benessere fa male alla salute!

Ipocondria Pescara

Che cos’è l’Ipocondria?

L’ipocondria è un disturbo d’ansia legato alla paura di essere malato. Un paziente è definito ipocondriaco quando interpreta in maniera disfunzionale ed errata alcune sensazioni corporee, nonostante gli esiti negativi degli esami e le varie e pertinenti rassicurazioni mediche. In Italia ne soffrono circa 7 milioni di persone, in una fascia di età compresa tra i 20 e i 60 anni.

L’ipocondria porta le persone ad esagerare anche i più piccoli dolori, trasformandoli in sintomi terrificanti, corrispondenti a gravi malattie. Le patologie maggiormente temute sono: i tumori e le malattie cardiache.

Gli ipocondriaci considerano in modo reale e serio i propri sintomi fisici, quindi sono inconsapevoli del proprio disturbo psicologico. I pensieri negativi sulla salute possono derivare dai mezzi di comunicazione, dalle riviste, da particolari ricordi personali, da esperienze dirette o indirette di malattie, da incidenti e da eventi luttuosi.

La comparsa del disturbo dipende dal modo in cui queste informazioni vengono assimilate e gestite dalla mente del soggetto.

Cause dell'ipocondria

Si tratta di un disturbo multifattoriale, spesso anche un’infanzia difficile può essere causa di tale condizione.

Spesso la persona è stata vicina a persone che hanno attraversato una malattia importante, molte volte familiari, oppure persone intorno a lui con ansia rispetto alle malattie ed eccesso di preoccupazione.

Altro aspetto importante è il fatto di non essere educati ad un ascolto sano di sé, competenza cruciale per poter avere un buon rapporto con se stessi.

In questo senso i segnali provenienti dal proprio corpo possono essere vissuti e letti come minacciosi conducendo ad una lettura catastrofica.

Per i fattori sociali, la continua sollecitazione verso possibili pericoli o malattie da parte dei media, abbinato ad una difficoltà di trovare una informazione univoca verso la problematica e la soluzione, porta le persone, prive di strumenti a cercare di indagare e diventare esperti di problematiche di natura specialistica, cosa che finisce per alimentare ulteriormente il problema.

Come riconoscere l’Ipocondria

Il paziente ipocondriaco tende a preoccuparsi eccessivamente se avverte:

  • lievi alterazioni delle funzioni corporee (il battito cardiaco e respiratorio alterato);
  • lievi alterazioni fisiche (una saltuaria allergia, cuore affaticato, una ferita, etc);

La persona prova un’eccessiva ed irrazionale preoccupazione per questi sintomi. Le preoccupazioni possono riguardare simultaneamente più parti del corpo, oppure un organo specifico.  

I soggetti ipocondriaci possono allarmarsi semplicemente perché leggono un testo su una specifica malattia, un semplice articolo di medicina, oppure perché vengono a conoscenza della malattia di una persona, etc.

Tale preoccupazione diventa il tema centrale di ogni conversazione. Tutta la vita dell’ipocondriaco si focalizza su questo tipo di ansia, un’ansia che fa male e fa ammalare.

Come si manifesta

I pazienti ipocondriaci tendono a considerarsi particolarmente fragili, deboli e maggiormente soggetti a contrarre malattie. La loro identità risulta semplicemente vulnerabile.

Si tratta di una debolezza sia fisica che psicologica. L’ipocondriaco tende a provare emozioni esagerate, forti che non riesce a controllare o a gestire.

Ci sono persone che temono il dolore fisico, altre che temono di essere bloccate dalla malattia (impossibilità di lavorare, camminare o altro), ed altre ancora che hanno letteralmente paura di morire.

La paura della malattia riguarda anche il rapporto con la figura dei medici e la medicina stessa. È un periodo in cui si vive solo con grosse insicurezze ed incertezze. C’è gente che muore per una semplice influenza, e questo non fa altro che acuire la diffusione del disturbo d’ansia.

Come guarire dall’Ipocondria

ll soggetto ipocondriaco è intrappolato in un “loop vizioso”.

I tentativi di rassicurazione autonomi (ad esempio le ricerche di informazioni su internet) ed eteronomi (visite mediche, esami specialistici, analisi, ecc.), funzionano in maniera relativa e momentanea.

L’intervento psicoterapeutico nel modello della Psicologia Evoluta ha come obiettivo principale quello di individuare ed interrompere la spirale viziosa dell’ipocondria.

Per questo vengono bloccate le principali tentate soluzioni che alimentano il problema (ricerca di rassicurazione, ricerca di informazioni, ascolto ossessivo di sé, parlare eccessivamente della problematica etc.) ed eventualmente, se ipocondria di natura traumatica, lavorare sull’elaborazione del trauma.

Se invece collegata ad una vulnerabilità generata nel legame di attaccamento con i propri genitori o care giver, il lavoro potrà andare a toccare rottura degli schemi disfunzionali  di vulnerabilità appartenenti al dominio dell’autonomia personale per violazione del bisogno di sicurezza (vedi articolo sulla Schema Therapy per le problematiche di personalità).

I pazienti ipocondriaci interpretano in modo sbagliato le sensazioni corporee, considerandole come manifestazione di una pericolosità superiore a quella che in realtà hanno.

In questo senso l’intervento comporta anche una rieducazione verso lo sviluppo della capacità di lettura e ascolto di sé, in particolare dei segnali corporei.

Con l’aiuto del terapeuta è possibile individuare i circoli di mantenimento del disturbo e le relative ripercussioni sul modo di comportarsi, ottenendo un progressivo miglioramento della qualità di vita, compromessa dal disturbo.


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Dott. Emilio Gerboni - Psicologo Psicoterapeuta Pescara
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Iscrizione all'Albo N°3805 Emilia Romagna, laurea in Psicologia dello sviluppo ed educazione anno 2002.

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Ultima modifica: 11/04/2016